Dico: spesso ho creduto, ah, ecco un teologo!, che ti spiega tutto e ti tranquillizza per il resto della tua vita, e: ah, ecco un matematico!, e: ah, ecco un artista!; ah, ecco un’autentica natura di scienziato!, e poi ancora: ah, ecco un uomo semplice!, ah, ecco il più semplice tra gli uomini! che ti spiega tutto e ti tranquillizza per il resto della tua vita, ma in fin dei conti nessuno è mai riuscito a spiegarmi qualcosa, a sapermi spiegare la benché minima cosa, e nessuno mai mi ha tranquillizzato, neanche nelle questioni più insignificanti ha saputo tranquillizzarmi, al contrario, dico, in realtà col tempo mi trovo in uno stato di inquietudine sempre crescente. Adesso com’è naturale non domando più nulla a nessuno, a nessuna persona, egregio signore, poiché effettivamente non esiste una sola persona cui si possano far domande, a meno di non essere uno sciocco.
[la partita a carte]
m. duchamp, 1952
mi annoio in modo molto rispettabile. faccio pochi giochi di parole. sembra esserci un rallentamento nella produzione. nessuna nuova attività a Parigi, che io sappia. e anche se ce ne fosse una, non credo che potrebbe interessarmi. ovunque mi trovi, ho sempre l’impressione di essere in una sala d’attesa. è faticoso, perché il treno è sempre molto in ritardo. qualche volta intravedo Leo Steinal Dôme, ma non gli parlo. mi conosce poco. do qualche lezione di francese agli americani che si trovano qui. che altro fare? gli scacchi, ovviamente, moltissimo. mi sono classificato abbastanza bene (terzo) in un torneo a Bruxelles. morirò prima di stufarmi di questo dada. è davvero grandioso. in preda all’impossibilità assoluta di scrivere, malattia che peggiora ogni giorno. [1924]
p. klee, angelus novus
C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è cosi forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.
w. benjamin, angelus novus






