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superato un determinato momento
della nostra esistenza
siamo già di troppo
più si resta e più è peggio
come quando si va a trovare qualcuno
e nell’unico momento giusto
non si ha la forza di alzarsi
e filar via
e così si è ossessionati
di essere ancora lì
e questa nostra presenza ci disgusta.
[il riformatore del mondo]
non mi dispiaceva affatto, anzi, provavo una sorta di gioia torbida, come quando si distrugge qualcosa che si è pazientemente costruito con le proprie mani.
[il treno]
La narrativa opera tramite i sensi, e uno dei motivi per cui, secondo me, scrivere racconti risulta così arduo è che si tende a dimenticare quanto tempo e pazienza ci vogliano per convincere tramite i sensi. Se non gli viene dato modo di vivere la storia, di toccarla con mano, il lettore non crederà a niente di quello che il narratore si limita a riferirgli. /…/ Ho un amico che sta prendendo lezioni di recitazione, a New York, da una signora russa che ha fama di essere un’ottima insegnante. Mi scriveva questo mio amico che per tutto il primo mese non hanno pronunciato neanche una battuta, ma solo imparato a guardare. Imparare a guardare, infatti, è la base per l’apprendimento di qualsiasi arte, tranne la musica. Molti dei narratori che conosco dipingono, non perché siano particolarmente dotati, ma perché dipingere li aiuta a scrivere. Li costringe a osservare le cose.
— questa citazione - flannery o’connor , nel territorio del diavolo - è un estratto di una delle migliori recensioni che ho letto in giro ultimamente.
e cioè paolo nori sull’ultimo ammaniti. sta qui. e la puntata precedente qui
l’idée, le principe, l’éclair, le premier moment du premier état, le saut, le bond hors de la suite… a d’autres, préparations et exécutions. jette là le filet. voici le lieu de la mer où vous trouverez. adieu.
[monsieur teste]
(via lolerature)
thomas bernhard
A parer mio, quasi tutti sanno cos’è una storia finché non si siedono a scriverne una.
Flannery O’ Connor
[dei Malcontenti]
— paolo noriedt:
Yves Klein appreciation moment (via theimpossiblecool; et lou).
ha mai tentato di togliersi la vita?
da bambino avevo deciso di impiccarmi ma la corda si spezzò.
quanti anni aveva?
avevo sette, otto anni. la seconda volta fu durante una passeggiata col nonno, abitavamo a traunstein, per tutto il cammino continuai a ingoiare barbiturici, a un tratto mi sentii male e dissi che dovevo tornare a casa, eravamo lontani dalla città, circa trenta chilometri, lo lasciai continuare e ritornai da solo a casa, non so più come; restai a letto quattro giorni vomitando ininterrottamente, e nello stomaco non mi rimase niente. dovevo avere dieci anni.
e poi cosa le capitò?
mi maledirono come bambino esaltato, dissero che volevo fare scena e che avrei portato disgrazia alla famiglia.
ci sono momenti in cui pensa ancora di uccidersi?
il pensiero c’è sempre. ma non ne ho l’intenzione, almeno per adesso.
[da un’intervista]
edt:
Più tristi tropici (Claude Lévi-Strauss, 1908-2009).